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Superbonus 110%, una guida per richiedere il visto di conformità

Superbonus 110%, una guida per  richiedere il visto di conformità

Uno slalom fra le procedure burocratiche

«Fra burocrazia e passaggi amministrativi, il superbonus ho la sensazione che alla fine diventi troppo complicato e forse anche impossibile da sfruttare. Troppi passaggi burocratici e tanta la documentazione da predisporre».
Siamo in coda davanti a uno sportello dell’Agenzia delle Entrate per chiedere un chiarimento, fra i tanti emersi. La frase di un contribuente, anch’egli alle prese con una dilemma formale, rappresenta così facilmente la condizione in cui si stanno trovando molti altri privati proprietari, ma soprattutto moltissimi professionisti, in prima linea di fronte al tema del superbonus del 110% insieme con famiglie e tecnici.

Solo un mese fa, appena approvati i decreti del Mise sui requisiti tecnici e i limiti massimi di spesa era stato calcolato in oltre 60 fra passaggi amministrativi e documenti da presentare per impostare la giusta pratica. A distanza di un mese restano ancora diverse questioni aperte in relazione al superbonus. Molte proprio in riferimento ai requisiti tecnici degli edifici sui quali devono essere fatti i lavori, molte altre invece sono questioni aperte, ma di natura fiscale. I dubbi quindi sono ancora molti nonostante il forte interesse sollevato fin dai primi mesi per questa misura sia per rivalutare e stimolare una rigenerazione urbanistica sia per rilanciare il settore edilizio.

E le perplessità restano. Lo conferma una categoria decisamente in prima fila sul tema del bonus 110%, come quella dei commercialisti. Che sottolinea fra l’altro, a margine di una iniziativa per aiutare contribuenti e gli altri professionisti a meglio orientarsi in questo labirinto di incertezze, come anche in seguito a una serie di richieste di chiarimenti sulle piattaforme dell’Agenzia delle Entrate e dell’Enea per gestire le pratiche e la cessione del credito “non sono arrivate risposte soddisfacenti, neppure nel corso dell’incontro organizzato ieri dall’Enea, con la collaborazione di Agenzia delle Entrate e ministero dello Sviluppo economico”.

Così, la categoria è scesa in campo e ha predisposto una vera e propria scheda-guida a cui riferirsi per poter verificare, in sintesi e correttamente, i documenti e tetti di spesa per i lavori di efficientamento energetico e messa in sicurezza antisismica da preparare in modo coerente con le richieste della legge.

Tutti i documenti e le regole della guida li trovate allegate a questo articolo

In particolare la guida dei commercialisti è finalizzato a ottenere il secondo documento più importante (dopo l’Ape, l’attestato di prestazione energetica di ogni edificio) e che corrisponde al visto di conformità, indispensabile per esercitare l’opzione dello sconto in fattura o della cessione del credito corrispondente al superbonus 110%. Non solo: hanno poi arricchito questa guida con due altri percorsi relativi all’ecobonus “tradizionale” e al sismabonus.

L’iniziativa parte quindi dalla richiesta (non sempre semplice) di predisporre i documenti per poter optare, in alternativa alla fruizione diretta del credito fiscale del 110% e in relazione alla propria Irpef da pagare, fra la possibilità di uno sconto in fattura o per la cessione del credito a terzi soggetti (banche, società finanziarie o imprese fornitrici).

L’acquisizione del visto di conformità dei dati che attestano i presupposti che danno diritto alla detrazione è infatti uno degli atti richiesti per poter optare questa scelta. E il visto di conformità è previsto, da norma, che venga rilasciato esclusivamente da commercialisti, ragionieri, periti commerciali, consulenti del lavoro ed esperti iscritti alle Camere di Commercio. Resta in capo a questi professionisti, chiamati a rilasciare il visto di conformità, l’onere e la responsabilità di verificare la presenza delle asseverazioni e delle attestazioni rilasciate dai tecnici incaricati.

Ed è qui che la categoria ha deciso di indicare i passaggi che portano a una corretta impostazione della pratica: per ogni tipologia di intervento, bisogna quindi indicare, tra i vari documenti, i dati catastali dell’immobile, a quale titolo si possiede l’immobile, autocertificare che l’immobile non è utilizzato per lo svolgimento dell’attività professionale, presentare copia della Cila o della Scia, autocertificare la data di inizio dei lavori, presentare l’Ape pre e post-intervento.

Sia per gli interventi di efficientamento energetico sia per i lavori antisismici, hanno poi sintetizzato in una serie di tabelle con gli adempimenti a cui fare riferimento. Una guida con le caratteristiche, i tetti di spesa e le detrazioni degli interventi corrispondenti ai lavori trainanti e a quelli trainati.

Un esempio su tutti: la sostituzione delle finestre comprensive di infissi, intervento classificato come trainato, prevede una spesa massima ammissibile che ammonta a 54.545,45 euro. In questo caso per la sostituzione delle finestre comprensive di infissi, la disciplina dell’ecobonus prevede un tetto della detrazione di 60.000 euro.
Se l’intervento fosse incentivato con l’ecobonus tradizionale, e cioè come intervento di ristrutturazione edilizia, usufruirebbe di una detrazione con aliquota al 50%. In questo caso, il tetto di spesa sarebbe 120mila euro. Con il superbonus, e quindi applicando un’aliquota della detrazione elevata al 110%, non essendo stato ritoccato il tetto di tale detrazione, il tetto massimo resta così confermato a 60mila euro. Il tetto di spesa risulta quindi essere 54.545,45 euro.

È solo un esempio, ma anche per questo motivo la checklist rappresenta uno strumento utili per attestare e verificare lungo il percorso la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione. E non scoprire solo alla fine errori fatali per sfruttare la maxi-detrazione.